31 maggio 1920. Raid Roma-Tokyo



1920, Harukichi Shimoi letterato giapponese amante dell’Italia e di Dante (che tradusse in giapponese) raggiunge Gabriele D’Annunzio che aveva "liberato" Fiume in Istria. La loro amicizia risale all’anno prima, e finalmente Shimoi convince D’Annunzio a visitare il Giappone: nasce così il progetto di un raid aereo Roma-Tokyo, con tappe di 1.000 km al giorno, su aerei come quello che D’Annunzio aveva usato per volare su Vienna, lanciando i volantini a favore dell’Italia.
In Giappone i giornali cominciano a parlare dell’arrivo del grande poeta italiano e un poeta giapponese (Bansui Doi), come ricorda Mario Vattani, dedica un poesia a D’Annunzio. Per diversi motivi D’Annunzio non può prendere parte al volo che sarà fatto dal pilota Arturo Ferrarin che, assieme al motorista Gino Capannini (originario di Città della Pieve e - secondo alcuni, come l'amico Akinori Hasegawa - vero eroe del Raid Roma-Tokyo), dopo 16mila km atterrano a Tokyo attesi da 200 mila giapponesi il 31 maggio 1920.
Ho visitato di recente il giardino dell'Ambasciata italiana di Tokyo dove si trova una stele che ricorda l'impresa (foto in alto).
L’anno prossimo l’evento sarà ricordato nel 100° anniversario a Tokyo, dall’Ambasciata italiana. 
Mi auguro che anche in Italia l'evento possa essere ricordato come merita.



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