Italia Giappone, il ruolo di Giovanni Battista Sidotti in un libro di Tomoko Furui



Per il viaggio di novembre in Giappone ho portato con me, come compagno, un libro di Tomoko Furui, giornalista e autrice giapponese, sensibile ai temi dell'ambiente, che ha scelto di vivere nell'isola di Yakushima (13 mila abitanti sparsi in diversi villaggi, e 400 mila turisti attirati da alberi "sacri" antichissimi).
Il libro è dedicato ad un italiano, un siciliano, pressoché sconosciuto, ed è scritto in un modo che solo gli stranieri appassionati riescono a fare quando scrivono di cose che riguardano il nostro Paese e la nostra storia. Dunque il libro dedicato a Giovanni Battista Sidotti (1668-1714), frutto di una ricerca certosina, racconta la vita di un uomo di fede ed il suo amore per il Giappone, il "paese d'oro" come lo definì Marco Polo, che ne aveva sentito parlare quando si trovava in Cina. Tomoko Furui descrive il viaggio di Sidotti, la sua permanenza a Manila e infine l'impresa di arrivare in Giappone nel 1708, come clandestino, visto che il paese da quasi un secolo non permetteva più agli stranieri, ed in particolare ai missionari cristiani, di entrare. L'autrice ricostruisce lo sbarco avventuroso nell'isola di Yakushima, gli incontri, la prigionia e gli interrogatori, basandosi su fonti d'epoca, e sui colloqui che finiranno successivamente nei libri di Arai Hakuseki, "primo intellettuale del periodo Edo", consigliere della famiglia dello shōgun: "Notizie sull'Occidente"; un libro fondamentale nel processo che ha portato il Giappone ad aprirsi nuovamente all'Occidente. Fosse solo per questo la figura di Sidotti dovrebbe avere un posto di primo piano nei corsi di storia del Giappone, in Italia e non solo.
Ma nel libro c'è di più. Fin dagli anni '80, fin da quando cioè sono andato in Giappone la prima volta, sapevo, per averlo letto e averlo visto, che per molta parte del Giappone e dei giapponesi vale la logica "spirito giapponese, ingegno occidentale". O per usare le parole di Tomoko Furui "assimilare le tecnologie scientifiche dell'Occidente, continuando a considerare migliore la filosofia, l'etica e la metafisica del proprio paese". Ma quel che non sapevo, che non avevo mai letto e e che nessuno mi aveva mai spiegato, è che all'origine di questa corrente di pensiero ci fosse l'incontro tra un missionario italiano e un intellettuale giapponese, tra Sidotti e Hakuseki. Ed è questa una scoperta straordinaria, che penso vada valorizzata e fatta conoscere in Italia e in Giappone.
300 anni dopo la morte di Sidotti, nel 2014, cioè mentre l'autrice del libro stava concludendo la ricerca, i suoi resti mortali sono stati trovati a Tokyo, là dove si trovava la 'Residenza dei Cristiani', il terribile carcere di tortura dove venivano imprigionati i cattolici giapponesi e stranieri. Un avvenimento straordinario se si pensa alla storia di quella città, tra terremoti, incendi e bombardamenti.
Concludo questa nota ricordando che il 23 novembre di ogni anno, nel villaggio di Koshima, nell'isola di Yakushima, si svolge la festa commemorativa dello sbarco di padre Sidotti.

Dunque se volete saperne di più sul viaggio di Giovanni Battista Sidotti, e sul ruolo straordinario nella storia dei rapporti tra Italia e Giappone, dovete leggere "L'ultimo missionario" di Tomoko Furui, Edizioni Terra Santa, Milano, 2017.

Un aggiornamento
I questo link trovate un nuovo libro su Sidotti, e una ricostruzione della vicenda umana del missionario siciliano 




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