Far rinascere i borghi. Idee dal Giappone




Christian Martini Grimaldi ha pubblicato su La Stampa del 14 settembre un articolo interessante sul tema dei borghi giapponesi, un tema sul quale sto lavorando e al quale ho dedicato un intervento che è in parte disponibile anche in questo Blog
Dopo anni di allarmi sul rischio estinzione dei borghi giapponesi, scrive Martini Grimaldi (“in particolare si puntava il dito sulla provincia di Hokkaido, dove quasi il 10% delle città era a rischio estinzione”), “complice anche il disastro nucleare di Fukushima, le cose hanno iniziato a cambiare. È maturata una consapevolezza più profonda sulle responsabilità verso l’ambiente, parole come «sostenibilità» e «slow life» hanno preso a circolare in un Paese che sino a quel terribile disastro del 2011 aveva già pianificato la costruzione di altre centrali atomiche per soddisfare il futuro fabbisogno energetico. 
E ancora i tanti, troppi scandali di morti da superlavoro, (…) sono stati il detonatore di un nuovo trend: lo chiamano con un inglesismo «downshift», ovvero il passaggio da uno stile di vita economicamente gratificante, ma iper-stressante, a uno meno ambizioso ma per altri versi più soddisfacente. Da quel momento i villaggi popolati di soli anziani immersi nelle valli di montagna e destinati a un lento tramonto hanno cominciato ad attirare proprio quei giovani che venivano additati come la principale causa del loro declino.  

L’articolo descrive il caso del piccolo villaggio di Iketani, di soli 13 abitanti, circondato da foreste nel cuore della prefettura di Niigata che stava per scomparire. Il terremoto ha spinto  giovani volontari ad andare in soccorso dei residenti, i quali dopo aver sperimentato tutti i vantaggi di una vita di campagna, non ultimo la qualità dei rapporti umani che lega l’intera comunità, hanno deciso di restare, tanto che dieci anni dopo il numero degli abitanti è più che raddoppiato. 
A favorire il cambiamento di sensibilità a livello politico ed aiutare i piccoli villaggi a sopravvivere, c’era stato nel 2008 il Furusato Nozei, l’istituzione della «tassa per la città natale». È diventato possibile donare denaro alla propria città natale e ridurre le imposte per l’importo donato. (…) Nel 2009 era nato anche il progetto Chiiki Okoshi Kyryoku-tai (cooperazione per lo sviluppo delle aree rurali), che aveva l’obiettivo di far sperimentare la vita di campagna a centinaia di giovani volenterosi, questa volta però con un cospicuo viatico finanziario. Se all’inizio il programma aveva faticato a prendere quota (solo 89 partecipanti il primo anno) il passa parola attraverso i social lo ha reso popolare e già nel 2013 gli aderenti erano quasi 1000. Lo scorso anno 4000. Ma la vera notizia è che più della metà dei giovani (tra i 20 e i 30 anni) partiti per fare un’esperienza temporanea di vita «alternativa» hanno invece finito per restare.  
Molti piccoli centri dimenticati hanno registrato un enorme aumento di turisti e un piccolo incremento della popolazione. 
Hokkaido è oggi una delle prefetture che ha incassato di più grazie alle nuove politiche. Denaro che, sperano i 5 milioni di abitanti della regione, verrà reinvestito in infrastrutture e servizi. 

Il tema è davvero di grande interesse e per questo il 17 novembre sarò a Biei, nell’Hokkaido per una serie di conferenze sulle esperienze italiane.
Giancarlo Dall'Ara, servizi di consulenza

p.s. sull'Okkaido vi consiglio un articolo di Marco Restelli




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