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Avviato un nuovo albergo diffuso a Kusatsu Onsen

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  Avviato un nuovo progetto di albergo diffuso in Giappone. In questo caso la località è una meta termale molto bella e particolare Kusatsu Onsen. L’Albergo Diffuso prenderà vita distribuendo servizi e camere in tre immobili vicinissimi tra di loro, “lambiti” da un corso di acqua termale calda, e punta ad offrire una esperienza di ospitalità giapponese, grazie al modello dell’albergo diffuso. In una delle tre strutture è presente anche un piccolo museo/esposizione di un artista giapponese contemporaneo. L’apertura e il riconoscimento di Albergo Diffuso sono previsti per il mese di marzo 2022. Un grande incoraggiamento ai gestori che hanno già una importante esperienza nel settore alberghiero, e ad Akinori Hasegawa che rappresenta l’Associazione internazionale degli Alberghi Diffusi in Estremo Oriente.

イタリア発祥の分散型ホテル「アルベルゴ・ディフーゾ=AD」

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イタリア発祥の分散型ホテル「アルベルゴ・ディフーゾ=AD」 「アルベルゴ・ディフーゾ」という言葉をご存知だろうか?もともとイタリアで発祥したまちづくりの概念で、「Albergo =宿」「Diffuso=散らばっている」という意味がある。つまり、ホテルや旅館のように客室・レストランなどの宿泊機能をひとつの建物の中に集約するのではなく、“地域全体に散らばった宿をつくって、まちのなかの回遊性を高めること”が「アルベルゴ・ディフーゾ=AD」の概念だ。 実はイタリアは日本同様に地震が多い国で、1980年代初頭には郊外の美しい村々が震災によって過疎化し、消失の危機を迎えていた。そこで、復興に向けて“新しいまちをつくるか?古いまちを残すか?”を検討したとき、「まちに残された空き家を宿として活用し、昔ながらの街並みを保存しながら伝統集落を再生していこう」と提案したのが、イタリア人建築家のジャンカルロ・ダッラーラ教授(現アルベルゴ・ディフーゾ協会会長)だった。 ダッラーラ教授が唱える「アルベルゴ・ディフーゾ」の取り組みはその後イタリア全土に広がり、全州で法律も制定された。現在は約110の地域が協会に加盟しているそうだが、イタリア国外のまちで世界初の「アルベルゴ・ディフーゾタウン」として認定を受けたのが、岡山県南西部に位置する「矢掛町(やかげちょう)」だ。 人口約1万3000人の小さなまちが、ダッラーラ教授の関心を惹きつけた理由はどこにあったのか?株式会社矢掛屋の総支配人(取材当時)佐賀野淳さんにお話を聞いた。

Roma Tokyo 1920, gli Album

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Oggi su un quotidiano di Tokyo, l’articolo in prima pagina era dedicato al primo “eroico” volo che unì Italia e Giappone, 100 anni fa. All’epoca molti bambini giapponesi celebrarono l’avvenimento con dei disegni, parte dei quali sono stati raccolti e donati dall’imperatrice del Giappone alla allora regina d’Italia, e conservati dalla famiglia dell’aviatore Ferrarin e dal Museo di Vigna di Valle.  La ricerca sugli autori dei disegni ha rivelato delle interessanti sorprese. 

Il Giappone di Pearl S. Buck

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  Il Giappone fu per Pearl S. Buck, scrittrice americana vissuta a lungo in Cina, l’altro grande amore. E’ strano come di questo legame con il Giappone si sia sempre parlato poco nella pubblicistica che riguarda Pearl Buck, prima donna americana a vincere il Nobel per la letteratura. Eppure lei, fin da piccola, viaggiò, soggiornò, e tornò diverse volte in Giappone. Fu in Giappone che trovò riparo più di una volta quando la sua famiglia dovette fuggire dai conflitti cinesi dei primi decenni del ‘900, e in occasione di una sosta che durò un anno, ebbe modo di studiare cultura e tradizioni di quel paese. Pagine sul Giappone si trovano nei suoi libri autobiografici, in alcuni saggi e monografie, e in Giappone sono ambientati diversi suoi romanzi: è il caso di “ L’amore di Ai Huan ”, la vicenda del quale si svolge tra Cina e Giappone, o “ La grande ondata ”, un racconto quest’ultimo dal quale è stato tratto un film girato in Giappone nel 1961. “La grande ondata” riprende una vicenda con la

Giappone: il problema delle case vuote

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In Giappone le case fantasma "akiya" in lingua  giapponese, sono migliaia e aumentano ogni anno di più. Sono case lasciate vuote dagli anziani deceduti, che nessuno si cura di abitare perché i giovani vivono sempre più volentieri nelle grandi città. Il tasso di natalità, in Giappone, è così basso che la popolazione sta costantemente diminuendo. Ecco perché nessuno ha bisogno di queste vecchie case in campagna o in provincia, perché ormai ce ne sono troppe per una popolazione che diminuisce. I giapponesi sono sempre di meno. Succede perché in pochi decidono di avere figli, ma anche perché l'immigrazione è praticamente assente. Così, gli anziani che muoiono lasciano le case vuote, gli anziani che si trasferiscono in case di riposo fanno lo stesso, e i giovani che si trasferiscono in città per studio o lavoro rendono intere aree del paese comp letamente abbandonate. Schermo intero Anche se sono chiamate case fantasma, però, non sono certo delle case stregate: si trat

Yusaku Maezawa

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                                        Tokyo, 26 luglio 2020 (foto di Haruko Hikarashi) "L’opinione per chi non conoscesse bene i giapponesi è che mancano di creatività e che sono dei gran copioni.  Infatti quando sono all’estero prendono note e  fotografano proprio tutto. Si tratta però di uno stereotipo fasullo perché in realtà si scopre che la loro creatività è molto particolare. Non copiano pedissequamente, bensì  adattano un’idea occidentale alla loro cultura ed innovano. La cultura dei bonsai li aiuta a miniaturizzare; il semiconduttore lo scoprono in un’altra parte del mondo, ma loro lo adottano, lo sviluppano, adattano al prodotto ed avanzano. Una cosa banale, per ricordarlo: anziché avere wc e bidet separati, li hanno combinati in uno. Non è geniale? Anni fa ho avuto la fortuna, quando insegnavo economia e finanza all’Università Sophia di Tokyo (fondata dai gesuiti all’inizio del secolo scorso, ma con un’impronta laica) di conoscere un’antropologa geniale: Tsurumi

Parliamo di onigiri

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"Se c'è una cosa che vi cambia la vita quando siete in Giappone sono gli onigiri (la polpetta di riso con dentro un condimento variabile) dei convenience store. Non tutti – anzi alcuni proprio no, ma non ho ancora fatto una classifica precisa di junk food – ma quelli di Seven Eleven sono comunque la cosa migliore da mangiare quando avete fame, in qualunque momento delle ventiquattr'ore. L'onigiri tuna e mayo del Seven Eleven figura tra le cose più desiderabili nei momenti di fame acuta della sottoscritta, ma credo un po' di tutti. Pure in Corea del sud fanno una specie di onigiri, si chiama samgak kimbap ed è triangolare. Anche in Giappone ci sono le varianti triangolari, più comode. Siccome il riso è appiccicoso hanno un'alga intorno – che si mangia pure quella – e sono chiusi singolarmente con la plastica. Devo dire quando vedete qualcuno scartare facilmente un onigiri senza romperlo, è come per chi riesce a staccare due zampironi uniti insieme, si cap